Operazione 'Stop' contro il clan Acri-Morfò di Rossano, ma la donne di mafia, madri, mogli e figlie, possono diventare "bosse" o svolgono le funzioni di...supplenti?

Gli arresti dell’operazione ‘Stop’: Nicola Acri, 34enne detenuto; Maurizio Barilari, 44 anni di Corigliano Calabro, detenuto; Sergio Esposito, 43enne; Giuseppe Ferrante, 30enne, Salvatore Galluzzi, 37 anni, tutti di Rossano e già detenuti; Gennarino Acri, 31 anni di Rossano; Gianluca Fantasia, 38enne di Cosenza; Roberto Feratti,56 anni di Vigevano; Massimo Graziano, 34 anni, Isidoro Morfò, 32 anni, Salvatore Morfò, 56 anni, Luigi Polillo, 31 anni, Sergio Sapia, 53 anni, Gaetano Solferino, 34 anni; Orazio Acri, 48 anni; Arianna Calarota, 35 anni; Salvatore Cropanise, 35 anni, tutti di Rossano; Donato Espedito, 47enne nato a Rossano e residente a Gambolò (Pv); Vincenzo Interlandi, 54 anni di Gambolò (Pv); Domenico Morfò, 28 anni; Lucia Morfò, 37 anni; Ivan Nicoletti, 37 anni; Antonio Ruffo, 40 anni, tutti di Rossano. Tra gli arrestati c'e' anche il consigliere comunale Ivan Nicoletti, del Pdl, posto ai domiciliari

“PICCOLE DONNE CRESCONO”, ALL’OMBRA DEI MARITI CAPIBASTONE DELLA ‘NDRANGHETA, MADRI E MOGLI, SE NON ALTER EGO O DIVENTANO ESSE STESSE “BOSSE”? SMANTELLATA LA COSCA DEGLI ACRI-MORFÓ

A vario titolo, risponderanno dell’accusa di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, ricettazione, estorsioni, spaccio di droga, rapine e trasferimento fraudolento di valori I Beni mobili ed immobili sequestrati ( 17 societa', 25 immobili tra terreni ed appartamenti, 45 autoveicoli, 7 polizze assicurative, conti correnti bancari e denaro contante) ammontano a circa. 40 milioni di euro. L’operazione è stata eseguita da carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Cosenza, diretto dal colonnello Francesco Ferace. Il ruolo delle donne di mafia. Dall’operazione ‘Garden’ a ‘Terminator’. I carabinieri di Cosenza e la Dia di Catanzaro  avevano eseguito diverse perquisizioni a Rende (CS), disposte dal sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, che riguardano le cosche di 'ndrangheta del cosentino. Alcuni servizi affidati dal Comune di Rende ad imprese (la societa' "Ristomax” aggiudicataria della gara d'appalto, per la gestione delle mense scolastiche del Comune di Rende ) vedono tra i soci, o lavoratori, familiari di alcuni esponenti della cosca Lanzino: Silvana Rua', sorella del pregiudicato Gianfranco Rua', detenuto per associazione mafiosa; Ida Cundari, figlia di Stefania Cara', compagna di Ettore Lanzino; Maria Brunella Patitucci, cugina di Francesco Patitucci, ritenuto elemento di spicco della cosca Lanzino; una gara d'appalto per l'assegnazione di locali comunali ad un bar, aggiudicata a Roberta Di Basile, moglie di Adolfo D'Ambrosio, anche questi, ritenuto elemento di spicco della cosca Lanzino
Domenico Salvatore

ROSSANO (CS)-Il boss e la bossa. Ma non è il titolo di un romanzo scritto da Mario Puzo. Sebbene  da queste parti, la realtà stia superando la fantasia. Intanto, andiamo a rivisitare le pagine del potere mafioso a Cosenza ed in provincia. Dal padrino storico, Luigi Palermo, "U Zorru", assassinato a colpi di pistola davanti al cinema "Garden", alla spartizione del territorio e dei proventi tra il clan che faceva capo al terzetto Franco Perna, Mario Pranno e Francesco Vitelli, da una parte;  ed alla coppia: Franco Pino e Francesco Sena dall’altra, sino ad arrivare al clan dei Bruni, a Domenico Cicero, Ettore Lanzino, Franco Presta ecc.. Le operazioni promosse dalla DDA di Catanzaro, competente per territorio. Le guerre di mafia. Le vittime ecc. Per capire bene le dinamiche criminali del Cosentino, bisogna fare qualche passo storico indietro nel tempo. Agli anni Settanta, quando Bruno Siclari, allora superprocuratore nazionale antimafia, lanciava l’allarme sull’abbassamento della tensione nella lotta alla mafia. All’operazione “Garden”, del 10 ottobre del 1994, che portò a 95 arresti, eseguiti su 118 OCCC firmate dal gip Nicola Durante. Le bande criminali degli anni '70 erano diventate mafia. Cosenza scoprì, con orrore, che l"isola felice", non  esistesse più. Era finita la sera del 14 dicembre del 1977,  quando venne ammazzato il capo dei capi della malavita cosentina Luigi Palermo, "U Zorru", assassinato a colpi di pistola davanti al cinema "Garden". Morto lui, i suoi figliocci Franco Pino e Francesco Sena, ma anche i rivali scesero a patti con la ' ndrangheta della Piana di Gioia Tauro , della Sibaritide, del Vibonese, del Crotonese, del Lametino e dello Stretto, se non della Costa Jonica.

Sebbene dovettero fare i conti con altri pretendenti all’eredità mafiosa, che cominciarono a sua volta a stringere patti,m coalizioni e federazioni con la cosche di mezza Calabria. Secondo un costume consolidato. A cominciare dai mammasantissima Franco Perna, Mario Pranno, Francesco Vitelli. Quattro pentiti storici avevano dato uno scossone alla vecchia ‘ndrangheta cosentina: Francesco Staffa, Roberto Pagano, Nicola e Dario Notargiacomo.  Un sussulto, che segnava il capolinea definitivo di una generazione di criminali; gruppi giovanili nati e cresciuti nei quartieri popolari, appartenenti, quasi tutti alla stessa, generazione. Uno spartiacque fra la vecchia e la nuova generazione criminale cosentina. Ma poi, si pentirà anche il padrino Franco Pino… Mario Pranno, Peppino Vitelli, Francesco Vitelli, Aldo Acri, Francesco Tedesco, Ferdinando Vitelli, Nicola Belmonte ed Angelo Santolla. Ci sono le altre ben numerose operazioni, che ora s’intersecano ed ora si scollegano. Sebbene la mafia (si chiami Cosa Nostra o Stiddha, ‘Ndrangheta o Camorra, Sacra Corona Unita o Basilischi) sia una ed indivisibile; come hanno detto anche: Antonio Vincenzo Lombardo, Piero Grasso, Giuseppe Pignatone, Nicola Gratteri, Ottavio Sferlazza, Michele Prestipino Giarritta, Pierpaolo Bruni, Giuseppe Carbone, Giuseppe Creazzo, Mario Spagnuolo, Raffaele Mazzotta, Salvatore Di Landro, Salvatore Boemi ed altri magistrati, impegnati nella lotta  contro la Piovra. Il processo “Garden” si concluse il 9 giugno 1997.

La sentenza e' stata emessa dalla Corte di Assise di Cosenza. Quattro ergastoli e 733 anni complessivi di carcere, furono le pene inflitte ai 118 imputati, accusati di far parte della 'ndrangheta cosentina e protagonisti della guerra di mafia tra il '77 e il '90.  Franco Perna, Andrea Musacco, Mario Baratto  catturato in Brasile e Domenico Cicero, furono condannati all’ergastolo. Inoltre, Franco Pino, al quale la Corte di Assise ha comminato 18 anni di carcere. Tra i condannati l'altro boss, Antonio Sena. Il lancio dell’ Ansa:  “E' in corso da stamane una operazione dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza per l'arresto di 28 persone ritenute esponenti e gregari della cosca di 'ndrangheta 'Acri-Morfò di Rossano. Gli arresti vengono eseguiti a Rossano, Vigevano (Pavia), Viterbo, Parma e Cuneo. Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, ricettazione, estorsioni, spaccio di droga, rapine e trasferimento fraudolento di valori. Gli arresti vengono eseguiti dai carabinieri in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari di Catanzaro, che ha accolto la richiesta della Dda del capoluogo calabrese. I militari del Ros e del Comando provinciale di Cosenza hanno ricostruito tutte le attivita' illecite gestite dalla cosca di 'ndrangheta 'Acri-Morfò di Rossano. Gli investigatori hanno individuato anche le attività economiche che erano nella disponibilità della cosca.

CONTROLLO TOTALE SU VENDITA CAFFE' La cosca di 'ndrangheta degli Acri aveva il totale controllo della vendita di caffe' sia nella zona di Rossano ma anche nell'area di Rho (Milano). E' quanto emerge dalle indagini dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza che stamane hanno arrestato 28 persone. La cosca imponeva agli stabilimenti balneari, ai bar e ad altre attività commerciali di utilizzare principalmente il 'Pellegrino Caffe'' oppure, in sostituzione, il 'Jamaican Caffe'' o 'Pi.gi Caffe''. In alcuni casi, in modo particolare per i distributori automatici, la cosca obbligava i gestori a mescolare le miscele di caffé. Attraverso una stretta alleanza tra la cosca Acri e quella Farao-Marincola di Cirò Marina (Crotone) la distribuzione del 'Pellegrino Caffe'' era stata estesa e 'favorita' anche ad alcuni esercizi commerciale del nord Italia, in particolare nella zona di Rho, dove ci sarebbe una forte influenza della famiglia di 'ndrangheta del crotonese. Da numerose intercettazioni telefoniche e' emerso anche che i componenti della cosca organizzavano il reinvestimento dei proventi della vendita del caffé predisponendo l'acquisto di attività commerciali, in particolare gelaterie, anche negli Stati Uniti.

SEQUESTRATI BENI PER 40 MLN DI EURO - Beni per 40 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza nell'ambito dell'operazione condotta stamane in Calabria ed in altre regioni d'Italia contro la cosca 'Acri-Morfo' di Rossano. Tra i beni sequestrati ci sono 17 società, molte delle quali riconducibili ad attività commerciali; 25 immobili, tra terreni ed appartamenti, 45 autoveicoli e 7 polizze assicurative. Sono stati poi sequestrati anche conti correnti bancari e denaro contante. Nel corso delle indagini, secondo quanto si è appreso, è emerso che la cosca riciclava i proventi delle attività illecite investendo principalmente in attività commerciali.

MOGLIE BOSS ACRI GESTIVA AFFARI COSCA  - Era personalmente la moglie del boss della 'ndrangheta Nicola Acri a gestire gli affari della cosca. E' quanto emerge dalle indagini della Dda di Catanzaro che hanno portato all'arresto, da parte dei carabinieri di Cosenza, di 28 persone, tra cui la moglie di Acri, ritenute esponenti della cosca 'Acri-Morfo'. La moglie di Nicola Acri, secondo gli accertamenti dei carabinieri, è intestataria di alcune delle società che sono state sequestrate. La donna si occupava, secondo gli investigatori, di tutta la gestione economica ed organizzativa della cosca. Nicola Acri era stato arrestato nel novembre 2010 a Bologna al termine di un periodo di latitanza. Tra i reati contestati ad alcuni degli arrestati c'é anche la procurata inosservanza della pena sia di Nicola Acri che di Salvatore Galluzzo, anche lui arrestato a Vigevano nel 2011 al termine di un periodo di latitanza.

AI DOMICILIARI CONSIGLIERE COMUNALE ROSSANO  - C'é anche un consigliere del Comune di Rossano tra le persone arrestate dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza nell' operazione contro la cosca di 'ndrangheta 'Acri-Morfò. Il consigliere comunale è stato eletto nel maggio del 2011 tra le fila dell'attuale maggioranza di centrodestra che amministra il Comune di Rossano. Al consigliere comunale, che svolge la professione di avvocato, sono stati concessi i domiciliari.

Non si contano più le operazioni della DDA contro il potere mafioso. …Faggio,   Tamburo,  Scacco Matto (2000), Decollo, Dinasty, Mythos, Odissea, Rotarico, Arca, Omnia, Ghibli, Santa Tecla, Light in the woods, Tela di ragno, Piana “Squarcio”, “Nepetia”, Missing”  Qui citeremo di striscio solamente qualcheduna. Una delle più importanti operazioni della DDA di Catanzaro ci sembra … “Missing”, ha consentito di ricostruire le due guerre di mafia registratesi a Cosenza dal 1977 al 1989, con l'identificazione dei responsabili di 42 omicidi.   Eseguita dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cosenza; coordinata da Mario Spagnuolo, procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, gip Macrì  e titolare dell' inchiesta insieme al sostituto Raffaella Sforza; sotto le direttive della Procura antimafia di Catanzaro. Guerra sanguinosa, spietata, crudele. Non venivano risparmiati anziani, donne e bambini. Due ragazzi: Pasqualino Perri, di 12 anni, ucciso a Rende il 27 ottobre del 1978 in occasione di un agguato compiuto contro il padre, Gildo, e Francesco Bruni, di 16 anni, assassinato per una vendetta contro il padre, Francesco senior, che alcuni giorni prima, aveva ucciso Francesco Carelli, vicino al gruppo Pranno-Vitelli.

Il più grave episodio fu l'omicidio di Sergio Cosmai, all'epoca direttore del carcere di Cosenza, assassinato nel marzo del 1985 dalla 'ndrangheta cosentina. Sergio Cosmai, fu assassinato, perché si era opposto al tentativo delle cosche cosentine della 'ndrangheta di assumere il controllo della casa circondariale. Ad eseguire l'omicidio di Cosmai sono stati i fratelli Dario e Nicola Notargiacomo, entrambi affiliati alla cosca Perna, Gli arrestati nell'ambito dell'operazione Missing: Osvaldo Bonanata alias “u macellaio”, di 55 anni; Gianfranco Bruni “U Tupinaru” (43); Michele Bruni “Bella Bella junior” (33); Pasquale Bruni (39); Romeo Calvano (50); Enzo Castiglia (49); Giulio Castiglia “Tonino” (55); Silvio Chiodo (46), Domenico Cicero (49); Giuseppe Cosentino (46); Salvatore D'Andrea (49); Claudio Gabriele “Sergio” (45); Giuseppe Iirillo “Vecchiareddra” (48); Rinaldo Mannarino “Amarildo” (42); Mario Mucci (53); Francesco Muto (66); Francesco Patitucci (45); Giuseppe Ruffolo (52); Giuliano Serpa (47) e Nicola Voltasio (52). Le ordinanze di custodia cautelare sono state notificate in carcere a Giancarlo Anselmo, “Saturno” di 48 anni; Mario Baratta (55); Pierluigi Berardi “Ciciarieddru” (41); Lorenzo Brescia (49); Carmine Chirillo (45); Romano Chirillo (35); Giovanni Fontana (61); Ettore Lanzino (51); Delfino Antonio Lucieri (47); Antonio Musacco (60); Francesco Perna (65); Mario Pranno (50); Pasquale Pranno (54), e Gianfranco Ruà (46). Delle 36 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Macrì ne sono state eseguite 34.

Due OCCC  non furono eseguite: il boss della 'ndrangheta reggina Pasquale Condello, latitante dal 1997, ed un'altra persona . Le vittime degli omicidi e dei tentati omicidi della prima guerra di mafia a Cosenza: Pasqualino Perri, ucciso a Rende il 27 ottobre del 1978; Mario Coscarella (Cosenza, 25 gennaio 1981); Mario Cilento (Paola, 2 giugno 1981); Giovanni Drago (San Lucido, 12 luglio 1981); Salvatore Serpa (Spezzano della Sila, 11 agosto 1981); Francesco Porco (Cosenza, 12 dicembre 1981; Francesco Africano, Emanuele Osso e Domenico Petrungaro (Amantea, 23 dicembre 1981); Giovanni Gigliotti (Cosenza, 28 dicembre 1981); Angelo Cello (Cosenza, 21 luglio 1982); Giuseppe Vaccaro (Cetraro, 31 agosto 1982); Aldo Mario Mazzei (Rende, 21 ottobre 1982); Isidoro Reganati (Rende, 24 novembre 1982); Nelso Basile (San Lucido, 22 febbraio 1983; Diego Costabile (Rende, 3 maggio 1983); Giuseppe Ricioppo (Cerzeto, 10 maggio 1983; Giuseppe Geria e Valente Saffioti (Scalea, 6 agosto 1983; Francesco Scaglione (Cosenza, 17 settembre 1983); Maurizio Valder (Cosenza, 12 ottobre 1983); Alfredo Andretti (Cosenza, 5 luglio 1985); Demetrio Amendola (Donnici, 15 agosto 1990); Giuseppe Andali (Cosenza, 24 agosto 1990); Antonio Paese (Cosenza, 9 luglio 1991); Francesco Bruni (Celico, 8 novembre 1991) ed Ennio Serpa (Paola, 8 giugno 1994). E queste, quelle della seconda guerra di mafia: Sergio Cosmai, direttore del carcere (Cosenza, 12 marzo 1985); Rinaldo Picone (Cosenza, 27 gennaio 1989); Carmine Luce (Cosenza, 21 giugno 1989) ed i fratelli Stefano e Giuseppe Bartolomeo (Cosenza, 5 gennaio 1991). I tentati omicidi riguardano i fratelli Stefano e Giuseppe Bartolomeo e Vincenzo Volpintesta Vincenzo (Arcavacata di Rende, 14 maggio 1989); Mario Pranno (Cosenza, 28 settembre 1989); Fausto Zarelli, Mario Salerno e Primiano Chiarello (Cosenza, 15 ottobre 1989) ed Emiliano Mosciaro (Cosenza, 21 luglio 1991).

Ed ancora…La Polizia della Questura di Cosenza ed i Carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza  con l’operazione della DDA di Catanzaro, diretta dal procuratore capo Antonio Vincenzo Lombardo, denominata “Telesis” (giovedì 16 dicembre 2010), avevano inferto un duro colpo  al clan Bruni, la cosca del cosiddetto "Bella Bella", dal soprannome del defunto capocosca “don Ciccio”Francesco Bruni. Furono arrestati in quell’indagine: Michele Bruni, 37 anni, Edyta Kopaczynska, 29 anni, Fabio Bruni, 28 anni, Luca Bruni, 33 anni, Daniele La Manna, 35 anni, Carlo La Manna, 43 anni, Giuseppe Prosperoso, 39 anni, Luigi Naccarato, 52 anni, Romualdo Marsico, 43 anni, Umile Miceli, 45 anni, Bonaventura Lamacchia, 57 anni, Ernesto Lamacchia, 56 anni, Massimo Greco, 28 anni, Domenico Musolino, 26 anni, Andrea Gagliano, 33 anni, Vincenzo Perri, 27 anni, Massimiliano Lo Polito, 38 anni, Vincenzo Foggetti, 43 anni, Adolfo Foggetti 25 anni, Francesco Pino, 22 anni, Domenico Iaccino, 26 anni, Gabriele Pati, 40 anni, Marco Foggetti, 25 anni, Monica Pranno, 28 anni, Emanuela Pagliuso. Eseguite dai Carabinieri le ordinanze contro Luigi Abruzzese, 25 anni, Giovanni Abruzzese, 51 anni, Mario Attanasio, 38 anni, Andrea Bruni, 20 anni, Franco Bruzzese, 43 anni, Massimiliano Ercole, 37 anni, Domenico Falbo, 23 anni, Ernesto Foggetti, 22 anni, Fabio Foggetti, 23 anni, Pasqualino Gagliano, 28 anni, Carmine Gazzaruso, 23 anni, Antonio Iaccino, 37 anni, Cataldo Iaccino, 26 anni, Luciano Impieri, 30 anni, Luigi Morelli, 52 anni, Francesco Ripepi, 31 anni, Pasquale Ripepi, 28 anni, Francesco Giorgio Rocchetti, 31 anni, Francesco Romano, 34 anni, Luca Sabato, 32 anni, Maurizio Viola, 44 anni, Roberto Mandarino, 44 anni, Salvatore Orabona, 38 anni, (solo obbligo di firma).

Un’altra articolazione dell’operazione Terminator. contro 14 soggetti, che gestivano le estorsioni a Cosenza.  I reati contestati sono quelli di omicidio, estorsione e violazione della legge sulle armi, commessi con l’aggravante dell’appartenenza all’associazione mafiosa. Gli omicidi addebitati al sodalizio sono quelli di: Marcello Calvano, a San Lucido (Cosenza) il 24 agosto del 1999 ritenuto a capo delle cosche della zona di Paola (Cosenza), e di Vittorio Marchio, esponente di vertice della criminalità cosentina, ucciso a Cosenza. il 26 novembre del 1999 Chiarito anche l’omicidio di Sergio Perri cognato di Vittorio Marchio, il presunto affiliato alla ‘ndrangheta ucciso sempre a Cosenza nel 1999, e della moglie Silvana De Marco, uccisi a Rende (Cosenza) il 16 novembre del 2000. Determinanti sono risultate le dichiarazioni di quattro collaboratori di Giustizia: Vincenzo De Dato, e delle risultanze emerse nel corso delle operazioni “Garden”, Tamburo”, “Squarcio” blitz “Twister”, “Luce” e “Nepetia”.  Tra gli arrestati di spicco troviamo il boss Domenico Cicero, di 51 anni, presunto capo dell’omonima cosca di Cosenza, Luigi Muto (46), figlio del boss Francesco Muto, detto il “re del pesce” , capo-cosca di Cetraro; Mario Gatto, di 39 anni; Tommaso Gentile (50), Giacomino Guido (41), Domenico Andreoli (53), Guido Africano (42) Dino Posteraro (49); Angelo Colosso, di 34 anni, Walter Marsico (41) e Mario Scofano (48).

Ed un’altra ancora …Due delle 18 persone arrestate nell'operazione Terminator, avviata dalla Dda di Catanzaro ed eseguita dagli uomini della Dia in collaborazione ai carabinieri del Comando Provinciale di Cosenza: Ettore Lanzino di anni 51 ritenuto il boss della cosca, e Franco Presta,  ritenuto  il reggente, sono ritenute pericolosissime. Gli altri finiti in manette sono : Francesco Patitucci (50) ritenuto il reggente della cosca, Simone Andretti (41), Salvatore Ariello (37), Biagio Barberio (37), Domenico Cicero (54), Giovanni Di Puppo (38), Michele Di Puppo (47), Luigi Gagliardi (38), Mario Gatto (42), Luigi Gaudio (55), Walter Gianluca Marsico (44), Giuseppe Perri (55), Mario Piromallo (44), Roberto Porcaro (27), Costantino Scorza (55). Determinanti, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Angelo Colosso, Vincenzo Dedato, Francesco Amodio e Luigi Paternostro.   Si è fatta luce su tre omicidi di ndrangheta consumati tra il 1999 ed il 2000 nel pieno della guerra di ndrangheta tra le cosche del cosentino:  Vittorio Marchio, ucciso a Cosenza il 26 novembre 1999; Enzo Pelazza, ucciso a Cosenza il 28 gennaio 2000; e di Antonio Sassone, ucciso il 9 giugno del 2000 a Terranova di Sibari. Il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, ha riferito nel merito dell'operazione odierna che la cosca Ettore Lanzino- Gianfranco Ruà-Domenico Cicero avesse imposto uno stretto e asfissiante controllo della società cosentina, dove le estorsioni sono all'ordine del giorno, e dove anche la politica scende a compromessi con la ndrangheta. Il procuratore aggiunto Borrelli sibila che "Le cosche di Cosenza  hanno il controllo del voto, con la capacità di determinare i risultati elettorali".  Anche Umberto Bernaudo, ex sindaco di Rende, Pietro Ruffolo, ex assessore della giunta provinciale guidata da Oliverio e Pierpaolo De Rose, consigliere comunale di Piane Crati?

l’operazione Terminator 4, resa possibile grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, Angelo Colosso, inteso “Poldino”,  ha chiarito che la  ‘ndrangheta avrebbe rinunciato a combattere se stessa.  Dal  2006, vigeva una pax mafiosa, firmata con il clan dei Bruni “Bella Bella”. Poldino, ha spiegato i retroscena, al procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, ai pm antimafia Pierpaolo Bruni e Carlo Villani, ai colleghi dell’ordinaria, l’aggiunto Domenico Airoma e i pm Salvatore Di Maio e Adriano Del Bene.  In nome del business, niente più morti ammazzati per le vie; le mani su Cosenza   senza contrasti. Il capo  è ancor Ettore Lanzino. Del gruppo Lanzino fanno anche parte, sulla zona di Rende, Michele Di Puppo e i suoi fratelli. Francesco Patitucci, della cosca guidata dal superlatitante Lanzino, diventa il “reggente” della cosca; il capo della nuova ‘ndrangheta confederata di Cosenza. I soldi del malaffare: racket degli appalti al 3%, per la realizzazione di edifici per civili abitazioni, Patitucci chiedeva 500 euro ad appartamento usura, droga, finiscono tutti nella bacinella Lo stesso Patitucci,  passerebbe per l’incasso. Il gruppo Bruni e il gruppo Patitucci sono collegati, ma autonomi. In questa storia di riffe o di raffe, vengono tirate fuori diverse cosche di ‘ndrangheta. Tra cui quella dei Farao-Marincola di Cirò Marina. Il Locale di Cirò., comandato dai Farao-Marincola, estende il suo dominio fino al versante ionico cosentino.

I contatti storici con le cosche reggine, fonte Wikipedia, fanno sì ,che il Locale di Cirò sia ramificato in Lombardia, Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna. Tuttavia la vera forza dei "Cirotani" è l'unità che sono riusciti a mantenere negli anni, Infatti si riscontrano pochissimi tentativi di opposizione nei confronti della cosca egemone Farao-Marincola. Si tratta di una cosca che opera da diversi anni tuttavia è stata riconosciuta associazione mafiosa a delinquere solo nel 2003. Le operazioni "galassia" ed "eclissi" risalenti alla metà degli anni '90 e avviate contro alcune cosche del reggino e appunto cosche del crotonese, su tutte il Locale di Cirò, e dalle successive operazioni "Scacco Matto", "Dust", e "Bellerofonte" svolte rispettivamente negli anni 2000, 2004 e 2007 ne confermano tale sentenza emessa nel 2000. I Farao sono una 'ndrina che opera a Cirò alleata con i Marincola. Hanno ingerenze in tutto il crotonese, nell'alto jonio cosentino. La principale attività sono le estorsioni e il traffico di droga. In Italia del Nord sono stati rilevati gruppi appartenenti ai Farao in Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia-Romagna e Liguria. All'estero hanno propaggini in Germania, in particolare nel Baden-Württemberg, Renania Settentrionale-Vestfalia e in Sassonia. A Stoccarda, il prestanome Mario Lavorato sosteneva Gunther Oettinger del Partito Cristiano-Democratico (CDU). Capibastone: Giuseppe Farao, (arrestato); Silvio Farao, (latitante); Cataldo Marincola, (arrestato); Giuseppe Nicastrì, (arrestato). Fatti recenti Il 27 novembre 2005 in un bar di Lonate Pozzolo in provincia di Varese viene ucciso Giuseppe Russo affiliato ai Farao probabilmente dalla stessa ndrina per mancata osservarna delle regole.

Il 27 febbraio 2006 a Ferno in provincia di Varese viene ucciso Alfonso Murano affiliato ai Farao probabilmente dalla stessa ndrina per mancata osservarna delle regole. Il 5 ottobre 2007 Durante l'operazione 'Piazza pulita' vengono apposti i sigilli a 39 proprietà immobiliari riconducibili, direttamente o tramite suoi familiari, ad un pregiudicato di 73 anni, Costantino Mangeruca, originario di Africo (Reggio Calabria), residente a Cornaredo (Milano) ma domiciliato da molti anni a Torre Melissa. Il 28 aprile 2008 vengono sequestrati 39 beni immobili per un valore di 30 milioni all'imprenditore settantenne Costantino Mangeruca deceduto abitante a Cornaredo (Milano), affiliato ai Farao-Marincola, nonché implicato nel traffico di droga. Il 4 novembre 2008 viene arrestato nella Sila Cosentina il boss Silvio Farao. Sei giorni dopo tenuto a casa sua come sorvegliato speciale evade e si unisce al latitante Cataldo Marincola. È condannato all'ergastolo ma si attende il giudizio della cassazione.Il 4 marzo 2009 vengono arrestati a Modena 30 persone tra cui alcuni esponenti dei Farao-Marincola, come i cugini Francesco Cannas e Fiorenzo Santoro da lì veniva gestito un traffico di cocaina e eroina internazionale. Dall'operazione dei carabinieri Vortice 2 scaturisce che si rifornivano da Olanda, Germania, Albania e Milano in collaborazione anche con i Mancuso. Sono stati arrestati pure Antonio e Vincenzo Noviello dei casalesi.

Il 23 aprile 2009 vengono arrestati dalla DDA milaese 39 persone presunte affiliate ai Farao, e distrutta la presunta Locale di Legnano-Lonate Pozzolo (nata nel 2000). È stato arrestato anche il presunto capo Vincenzo Rispoli, nipote del capobastone dei Farao in Calabria. L'organizzazione sembra sia rimasta molto fedele agli antichi riti ndranghetisti come quello di affiliazione ed è anche stata trovata la cosiddetta bacinella, cioè delle casse di mutua assistenza per i detenuti. Rispoli avrebbe creato anche una struttura parallela con a capo Mario Filippelli composta anche da delinquenti non consapevoli di lavorare per la 'ndrangheta. La locale si dedicherebbe al pizzo, l'estorsione, talvolta alla prostituzione e all'usura ed avrebbe anche costruito una rete per il riciclaggio di denaro in Italia e all'estero. Il 9 ottobre 2009 a Cirò Marina, vicino al torrente Lipuda, viene scoperto un arsenale d'armi della locale di Cirò, e precisamente dei Farao-Marincola. Il 20 dicembre 2011 vengono confiscati al capo-locale di Lonate Pozzolo Vincenzo Rispoli, ora detenuto, beni del valore di 11 milioni di euro. Deve scontare una pena di 11 anni

Il ruolo della donna all’interno del clan di mafia. Non sono di certo animate dal desiderio di legalità e di giustizia. Donne che hanno accettato e condiviso la vita e il percorso criminale dei mariti. Consapevoli di essere veicolo di messaggi e ordini; pedina attiva del sistema attraverso cui la mafia controlla il territorio; l’anello di congiunzione dell’ordine mafioso; mogli, figlie e compagne dei boss. Il pentitismo, impone la trasformazione anche del ruolo delle donne, che uscite dall'invisibilità, diventano custodi dei disvalori mafiosi. Le donne mafiose, in assenza del capofamiglia arrestato o ucciso, possono rivestire una funzione suppletiva? Le donne si sono improvvisamente ritrovate protagoniste di un mondo, che le aveva escluse, ma senza diventare soggetti con libertà di movimento e di pensiero. In una società maschilista, sessista, patriarcale, c’è ancora spazio per l’emancipazione vera, più libertà, più democrazia?

Domenico Salvatore
























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