E' tempo di ricominciare ...a pensare.

Si corre, si cerca di azzannare il tempo. Un tempo viscido, scivoloso, inafferrabile. La scansione della vita è data da un calendario non più appeso al muro. I numeri si rincorrono e non trovano più corrispondenza nel reale. Mai la matematica è stata più illogica. In 50 anni ci siamo mangiati la Terra come mai in tutta la vita dello stesso pianeta. 

La rincorsa al benessere (di pochi) travolge i popoli, le nazioni, la gente. Sofferenza e umiliazione sembrano distanti eppure sotto casa il silenzio ci urla forte. La fame, la sete, il freddo, il caldo. La tristezza, la solitudine. Orgoglio, dignità. Diritti, doveri. Una serie di parole con significato diverso per ognuno, Le prospettive sono diverse, la percezione è equivoca e trova riscontro in lunghi discorsi vuoti e senza costrutto. Questo per dire semplicemente che viviamo un'epoca di "sfruttamento" ai massimi livelli. Che non ci dà più tempo per fermarci e pensare. Riflettere. 

Ognuno rincorre il suo obiettivo noncurante dell'altro. I paesini si svuotano. Invecchiano. Solo i pensionati e i malati rimangono. Sono lì a rappresentare un mondo che oramai non c'è più. Sono la testimonianza di una decadenza fisica, morale e sociale senza precedenti. I loro occhi, il loro camminare per le viuzze, soli ed incerti, ci frusta il cuore e illumina la mente. Come siamo cambiati. Non ci riconosciamo più. Li abbiamo isolati, ghettizzati. 

Ci siamo allontanati per "un mondo migliore", incuranti di aver peggiorato e reso infernale quel poco di vita che hanno davanti. E adesso questo capita anche ad Andrea, un clochard di soli 28 anni che vive a Milano, in Piazza San Babila. Laureato e diplomato al Conservatorio. Per lui la vita è appena iniziata. Eppure sembra già una storia interessante. Come fosse già tutto finito e da raccontare. L'attesa di un giorno migliore consuma i secondi, i minuti, le ore, i giorni, le settimane, i mesi, gli anni. Tutto è scandito dal mangiare, dormire, coprirsi. 

Una solitudine devastante. La solitudine di una città che sembra non accorgersi più delle anime che la rendono viva. Di quella moltitudine di solitudini che sommate ci portano allo zero assoluto. E questo accade oramai ovunque. Stiamo raschiando i nostri cuori, stiamo procedendo verso una deriva sociale, prima che politico-economica. 

Chi è responsabile delle nostre scelte sceglie solo per se stesso. Ha fame di potere, di soldi. La gente invece ha fame. Fame di libertà, di valori, di sentimenti, di felicità. Il tutto spento da un pianto solitario tra le buie vie illuminate a giorno di Piazza San Babila. Andrea nella sua 24ore si porta l'essenziale per affrontare l'oggi. Una maglione, una camicia. 

Ha perso tutto. Dentro il cuore certamente porta la sofferenza di un mondo che non ama più la vita. E la vita senza prospettive è solo dolore. Un immenso dolore al quale nessuno sembra più farci caso. Per ricominciare non bisogna pensare cosa si è perso ma guardare cosa ci resta. Una valigetta 24 ore piena di sogni, di emozioni, di bontà, di amore, di speranza, di FEDE. 

Luigi Palamara

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