NASA STUDIA COME LA 'FEBBRE" DEL PIANETA CAMBIERÀ IL SUO 'RESPIRO"

Al via task-force con missioni sul campo e dallo spazio

MILANO, 12 novembre 2015 - La febbre può rendere affannoso il respiro di un malato: per questo la Nasa vuole studiare come il riscaldamento globale sta alterando il 'respirò del Pianeta, per capire se in futuro gli oceani, i ghiacci e le foreste saranno ancora in grado di assorbire l'anidride carbonica (CO2) emessa dall'uomo: senza il loro prezioso contributo, oggi avremmo in atmosfera il doppio di questo gas serra. A dirlo sono gli esperti dell'agenzia spaziale statunitense, che in questi mesi stanno avviando nuove missioni sul campo e dallo spazio per monitorare la situazione. Grandi aspettative sono riposte nel satellite OCO-2 (Orbiting Carbon Observatory-2), lanciato nel luglio 2014 per misurare la CO2 attraverso tutti gli strati dell'atmosfera. 

«L'anidride carbonica è uno dei motori principali del cambiamento climatico azionati dall'uomo», spiega Annmarie Eldering, responsabile della missione. «Avere misurazioni regolari dallo spazio sarà un passo fondamentale per capire e prevedere cosa ci attende in futuro». Per avere un quadro più completo, la Nasa punta anche su nuovi simulatori e una serie di missioni sul campo che permetteranno di sondare la reazione di foreste, suolo e oceani al riscaldamento globale. È il caso del nuovo progetto Naames (North Atlantic Aerosols and Marine Ecosystems Study), che la settimana scorsa ha schierato navi e aerei nel nord dell'Atlantico per studiare una regione particolare che ogni anno presenta una delle maggiori fioriture di fitoplancton al mondo: queste microalghe, infatti, «non sono solo influenzate dal clima, ma lo condizionano a loro volta», spiega il responsabile della missione, Mike Behrenfeld. Grande attenzione sarà puntata anche sulle foreste a rischio incendio e sull'Artico, che a causa dello scioglimento dei ghiacci potrebbe emettere più carbonio di quanto non ne assorba. Per questo nelle prossime settimane la Nasa lancerà l'esperimento Above (Arctic Boreal Vulnerability Experiment), che per 10 anni monitorerà il carbonio accumulato nel permafrost di Canada e Alaska.

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